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Che si tratti di un rifugio immerso nella natura, di un appartamento urbano, di uno showroom o di una collezione di arredi, il lavoro di Van Duysen si distingue per il suo sereno minimalismo. Forme monolitiche vengono addolcite da superfici tattili; la rude essenzialità di cemento o calcestruzzo è mitigata da una palette di materiali naturali. I suoi progetti emanano un senso di quiete, con occasionali tocchi di vivacità mediterranea.
Questa estetica della calma l’ha portata anche negli spazi retail di tutto il mondo. Dal 1989, anno in cui ha fondato il suo studio di architettura, il designer – basato tra Anversa e Lisbona - ha lavorato su progetti residenziali, commerciali e di product design, tutti accomunati dall’enfasi su semplicità, spazio e luce. Tra i suoi lavori più recenti ci sono una boutique di lusso a Milano e il Flagship showroom di Molteni&C a Shanghai, realizzati entrambi nel suo ruolo di direttore creativo dell’azienda (di Giussano).
Nel corso di una carriera lunga oltre 35 anni, Van Duysen ha assistito a grandi trasformazioni nel mondo del retail - e in parte ne è stato lui stesso artefice. Il suo approccio agli spazi commerciali sfida l’eccesso tipico del design tradizionale, privilegiando invece l’armonia. A sostenerlo è la sua attenta selezione di materiali naturali - legno, pietra, ceramica, pelle - che invitano al contatto. In questo modo, crea un’esperienza sensoriale che arricchisce il momento della ricerca e dell’acquisto.
Oltre l’estetica, il lavoro di Van Duysen riflette una profonda comprensione dell’evoluzione del retail. Nell’era dello shopping digitale, in cui i negozi fisici devono offrire qualcosa di unico per rimanere rilevanti, le sue boutique e showroom diventano ambienti immersivi, luoghi che invitano a soffermarsi e a interagire con lo spazio in modo tangibile.
Questa sensibilità all’esperienza si estende anche alle sue collezioni di arredi, oggetti e illuminazione, dove trovano espressione gli stessi principi di sobrietà e raffinatezza. Le sue collaborazioni con marchi di prestigio, tra cui Flos e Fantini, condividono il DNA dei suoi progetti architettonici: un equilibrio perfetto tra forma, funzione ed emozione. In un mondo frenetico, il lavoro di Van Duysen rappresenta un contrappunto: un invito a rallentare, ad apprezzare la semplicità e a ritrovare serenità nel design.
In poche parole, come descriverebbe l’approccio di Molteni&C al retail design?
Raffinato, meticoloso, eccellente.
Qual è il cambiamento più significativo che ha notato nel design degli spazi retail nel corso della sua carriera?
Oggi alcuni ambienti sono più concettuali, in linea con l’identità del brand, le collezioni e il tipo di clientela; d’altra parte, stiamo assistendo anche a un ritorno di spazi più caldi, accoglienti e dall’atmosfera domestica.
Tendo a evitare gli ambienti retail che trasmettono una sensazione di artificiosità. Devono essere luoghi ospitali, in grado di invitare le persone a entrare, a sentirsi a proprio agio e a tornare. È essenziale che ci sia una sinergia tra lo spazio e i prodotti. Per quanto riguarda il mio lavoro, considero il retail design parte del mio DNA: lo vedo strettamente legato alla mia progettazione residenziale.
Qual è il ruolo della narrazione nel suo lavoro?
È spesso legata alla risonanza di uno spazio. Prendiamo l’hotel August ad Anversa, per esempio: ho lavorato su un edificio neoclassico che in passato era stato un ospedale militare e un convento, dove le suore si prendevano cura dei feriti. Qui, la narrazione è stata quella di adattare la sua essenza storica a un uso contemporaneo. Mantenendo le volte a soffitto, le finestre ad arco e la semplicità monastica, ho rispettato il passato dell’edificio, integrandolo con i comfort moderni.
Penso che il mio approccio alla narrazione trovi la sua massima espressione in un progetto recente: Palazzo Molteni, nel cuore di Milano, che intreccia in modo armonioso le storie della città e di Molteni&C. Per onorare lo stile lombardo del palazzo neoclassico - costruito nel XIX secolo per una delle più importanti famiglie milanesi - e allo stesso tempo creare uno spazio per Molteni&C, l'ho reimmaginato come la dimora di un collezionista d'arte e design. Ho creato una sequenza di sette stanze che si snodano lungo i sette piani del palazzo, ognuna intitolata a un elemento iconico di Molteni&C: Milano, Piroscafo, Papyro, Gio Ponti Archives e Monk. Sulle pareti, immagini tratte dagli archivi di questa azienda con oltre 90 anni di storia. Pur essendo un palazzo, con tutta la magnificenza che ci si aspetterebbe, oggi è anche una sorta di universo domestico. Con questo progetto, ho cercato di esprimere al meglio cosa significhi Milano.
Ha realizzato molti altri progetti a Milano. La città ha ispirato anche il suo lavoro per lo showroom Kvadrat e la Boutique Ferragamo?
Sì, senza dubbio, tutti questi progetti milanesi hanno elementi di italianità. Ho inserito elementi unici della città, rispettando al contempo il DNA di ciascun brand e azienda. Milano è diventata la mia seconda casa dopo la laurea in architettura a Gand nel 1986, e ormai mi sento per metà italiano.
Per il terzo showroom residenziale di Kvadrat in città, ad esempio, ho creato uno spazio che ha l’eleganza e la sobrietà di un autentico salotto milanese.
Il Flagship Store di Molteni&C a Shanghai include una galleria d’arte e un ristorante con posti a sedere sia all’interno che all’esterno. In che modo aggiunte come queste influenzano un negozio?
Grazie a queste integrazioni, il flagship store di Shanghai offre un’esperienza di lifestyle completa. Si entra nel mondo di Molteni&C, un marchio italiano iconico, ma l’ambiente e questi elementi aggiuntivi gli conferiscono un carattere asiatico, creando un legame con la città di Shanghai.
Per me, questo progetto è stato una reinterpretazione del Padiglione di Giussano, che avevo progettato per la sede centrale di Molteni&C in Italia. Anche in quel caso, l’aggiunta di un ristorante e di uno spazio dedicato all’ospitalità, affacciato sui giardini, ha contribuito a creare un’esperienza più armoniosa e immersiva.
Qual è stata l'esperienza retail più memorabile che ha vissuto, e perché?
Circa dieci anni fa, ho lavorato al progetto Graanmarkt 13, nel centro storico di Anversa. È un concetto innovativo, un luogo in cui si può vivere, fare shopping, mangiare e godersi dell’arte. Ogni volta che ci torno, penso a quanto assomigli a una wunderkammer – una vera e propria camera delle meraviglie.
Quanto può influire un singolo oggetto sull'interpretazione dello spazio e dei suoi contenuti da parte di un visitatore?
Mi piace che nei miei progetti ci siano elementi di sorpresa, qualcosa di inaspettato – e spesso bastano solo uno o due dettagli per ottenere questo effetto. Il marchio di calzature Ferragamo è profondamente italiano e ricco di storia. Per il design della Boutique Ferragamo all’interno di Palazzo Carcassola Grandi a Milano, ho voluto accostare il mio stile a quello di un designer capace di creare un contrasto con la mia filosofia visiva e con il classicismo del palazzo. Ho scelto due opere di un designer italiano, Andrea Mancuso dello studio Analogia Project: un tavolo e una parete-scultura, entrambi rivestiti con centinaia di elementi in ceramica blu. L’inserimento di questi due soli elementi ha generato un effetto sorprendente. Il contrasto con le colonne, il marmo, lo stucco veneziano color crema, crea una tensione teatrale che, a mio avviso, valorizza l’intero progetto.
Quanto conta la posizione di un negozio rispetto all’esperienza che offre?
L’esperienza è tutto, ma è inevitabilmente influenzata dalla location. Prendiamo il flagship store di Molteni&C a Shanghai: si trova in un’ex area industriale sulle rive del fiume Huangpu. Il negozio è ospitato in un edificio brutalista, con elementi in cemento e pilastri imponenti che abbiamo dovuto integrare nel progetto. Volevo creare un’atmosfera maestosa che fosse all’altezza dell’eleganza di Molteni&C, il che ha significato affinare questa architettura industriale attraverso, tra le altre cose, l’apertura di nuove prospettive visive e l’aggiunta di una scala scultorea. Per questo, il progetto di Shanghai è stato una sfida più radicale rispetto ai miei lavori per il brand in Italia. Ma alla fine, per quanto complesso, la combinazione tra il design di Molteni&C e gli elementi originali dell’edificio funziona perfettamente. Il negozio è la manifestazione fisica del brand, indipendentemente dalla sua posizione.
Se dovesse scegliere, quale progetto per Molteni&C la rende più orgoglioso?
Tutti i progetti, ovunque nel mondo, sono radicati nella cultura del luogo in cui si trovano; non potrei sceglierne solo uno.
Meeting of Minds: una nuova generazione di designer offre visioni contrastanti del presente.
Ma oltre alle sue case di Anversa e Melides, c’è un luogo in cui è tornato più volte: Milano.
Il fotografo Jeff Burton è noto per la qualità cinematografica delle sue opere: i bagnanti di una piscina d'albergo diventano uno studio sulla saturazione dei colori; i corpi abbronzati sono visti da lontano, distorti da superfici a specchio; lo sguardo di una donna si scorge attraverso lo specchietto retrovisore di un'auto. L'ordinario e lo straordinario appaiono amplificati e insoliti.
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