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Vincent Van Duysen è abituato a viaggiare. Il suo studio e la sua casa si trovano ad Anversa, ma trascorre parte del suo tempo anche a Melides, in Portogallo, dove ha progettato Casa M, un padiglione in cemento immerso tra querce da sughero e dune di sabbia. I suoi progetti architettonici lo hanno portato ovunque, dalla Thailandia agli Stati Uniti, dalla Cina all'Arabia Saudita. Viaggiare, raccontava nel 2014 all’attrice e amica di lunga data Julianne Moore, è una fonte inesauribile di ispirazione. “Mi affascina profondamente, e il mix di tutte queste influenze è ciò che definisce chi sono,” spiegava. “Sono come una spugna; dal momento in cui mi sveglio, la mia curiosità è inesauribile.”
Ma oltre alle sue case di Anversa e Melides, c’è un luogo in cui è tornato più volte: Milano.
È la città in cui si trasferì nel 1986, dopo aver completato gli studi di architettura alla Sint-Lucas School of Architecture di Gand, in Belgio. In Italia, entrò a far parte dello studio di Aldo Cibic, allora socio della leggendaria Sottsass Associati di Milano, affinando la sua visione e il suo mestiere prima di fare ritorno in Belgio e fondare Vincent Van Duysen Architects nel 1989.
Anche se Van Duysen non vive più a Milano a tempo pieno, la città non lo ha mai davvero lasciato. “Vado a Milano almeno una volta al mese,” ha raccontato al Financial Times nel 2023. “Ho studiato lì per due anni da giovane architetto negli anni ’80, ed è come casa.”
Il suo studio ha sviluppato innumerevoli progetti in città, realizzando interventi architettonici per marchi come Ferragamo, Loro Piana, Kvadrat e Bulgari. In questo senso, il linguaggio progettuale di Van Duysen - che rifiuta le mode effimere per privilegiare spazi essenziali, definiti da linee pulite e materiali naturali - è impresso nel tessuto stesso della città, soprattutto dal 2016, quando è stato nominato direttore creativo di Molteni&C | Dada.
Nel suo ruolo per Molteni&C, Van Duysen ha dato vita a spazi di ogni tipo per l’azienda a Milano e dintorni: dagli allestimenti annuali al Salone del Mobile, al Padiglione Molteni&C dal carattere quasi monastico nel campus a Giussano, fino all’apertura, quest’anno, dello spettacolare Palazzo Molteni in Via Manzoni. Un luogo aperto al mondo di Molteni, nel cuore della città che da sempre ne rappresenta l’anima.
Ma oltre a portare il suo lavoro a Milano, Vincent Van Duysen ha anche portato Milano nel mondo, progettando flagship store di Molteni&C a Londra, Shanghai, Miami e molte altre città. In tutti questi progetti, il suo studio ha saputo bilanciare con maestria il contesto locale con l’identità profondamente milanese di Molteni&C. Oggi, Van Duysen ammette: “Mi sento per metà italiano.”
Con la recente apertura di Palazzo Molteni, che rappresenta una dichiarazione di identità milanese dal design immacolato nel cuore della città, M Magazine ha chiesto a Van Duysen di condividere i suoi consigli per scoprire una Milano che ormai considera la sua seconda casa. Tra i migliori posti dove soggiornare, mangiare, rilassarsi ed esplorare, il designer belga racconta i luoghi che ama visitare quando è in città e riflette sul ruolo che Milano ha nella sua vita quotidiana.
Qual è il posto migliore in cui soggiornare a Milano?
Alloggio al Bulgari Hotel per la sua atmosfera intima e raccolta, il lussureggiante giardino privato e quel lusso discreto che tende a essere in linea con la mia filosofia. Dormo sempre nella stessa stanza, affacciata sul giardino: mi dà la sensazione di vivere immerso nella natura, mentre in lontananza posso sentire il suono delle campane di una chiesa. È un’oasi nel cuore di Milano - una casa lontano da casa.
Qual è il suo posto preferito per mangiare in città?
Trattoria Santa Lucia. Ho iniziato a frequentarla durante il mio soggiorno a Milano a metà degli anni ’80; ormai mi conoscono bene e mi trattano come uno di famiglia. Mi piace poterci arrivare con una passeggiata dall’hotel e fermarmi per un boccone veloce. Adoro il fascino e l’atmosfera senza tempo delle trattorie milanesi, con le tovaglie bianche e camerieri in uniforme. Dal 1920, il locale ha sempre attratto una clientela variegata - un mix di creativi internazionali e borghesi milanesi.
Quali musei e gallerie milanesi le piace visitare di più?
Fondazione Prada, per il suo magistrale equilibrio tra architettura storica e contemporanea, che riflette la visione di OMA. Amo le sue mostre di grandi artisti internazionali e la sua collezione d’arte contemporanea curata con estrema attenzione, che ha contribuito a trasformare l’area circostante in un vero polo culturale.
Quali negozi di design o moda consiglierebbe in città?
La Boutique Ferragamo, perché è stato il primo store che abbiamo progettato per il brand dopo essere stati incaricati di ridefinire la sua presenza retail a livello globale. In questa boutique mi piace come ho reinterpretato l’eredità del marchio, mostrando al contempo la sua evoluzione verso una nuova direzione, pur rimanendo profondamente legato alla sua italianità.
Inoltre, apprezzo molto alcune delle opere d’arte che abbiamo selezionato, scelte tra artisti italiani emergenti che ho scoperto personalmente. Consiglierei anche il Prada Store in Galleria Vittorio Emanuele, perché è stata la prima boutique del brand, aperta nel 1913, e rappresenta una perfetta fusione tra eleganza senza tempo e la maestosità della storica galleria milanese.
Dove si reca per acquistare libri a Milano?
Armani Libri, per il suo design d’interni raffinato, la selezione curata di libri d’arte, design e moda, e la sua perfetta integrazione tra eleganza e funzionalità.
Quali parchi, spazi verdi o piazze ama di più a Milano?
Castello Sforzesco, Parco Sempione, Piazza Belgioioso e i Giardini di Porta Venezia – tutti luoghi magici nel cuore di una metropoli frenetica. Sono spazi verdi in cui sedersi, leggere, rilassarsi, correre o semplicemente ammirare aiuole curate e architetture storiche. Queste sono le cose che rendono Milano così unica.
Quali sono i suoi edifici preferiti a Milano?
Villa Necchi Campiglio, per la sua posizione discreta nel cuore della città, un rifugio raro con giardino privato e piscina, e per la sua raffinata architettura razionalista di Piero Portaluppi, che con maestria fonde eleganza e innovazione moderna.
Mi piace molto anche Palazzo Mondadori di Oscar Niemeyer - una scultura vivente, monumentale, organica e fluida, firmata da uno dei più grandi architetti brasiliani.
Ci sono escursioni (gite) milanesi che consiglierebbe?
Il Giardino Aristide Calderini per la sua atmosfera appartata e tranquilla vicino al Castello Sforzesco, un’oasi verde nascosta nel cuore di Milano.
C'è anche la Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, con i suoi affreschi rinascimentali mozzafiato di Bernardino Luini – e per questo spesso chiamata la “Cappella Sistina di Milano” - e la sua atmosfera serena all'interno di un ex convento benedettino. E poi, naturalmente, l'incantevole bellezza dei laghi intorno a Milano.
L’architetto e designer belga Vincent Van Duysen è diventato sinonimo di una sola parola: serenità.
Meeting of Minds: una nuova generazione di designer offre visioni contrastanti del presente.
Il fotografo Jeff Burton è noto per la qualità cinematografica delle sue opere: i bagnanti di una piscina d'albergo diventano uno studio sulla saturazione dei colori; i corpi abbronzati sono visti da lontano, distorti da superfici a specchio; lo sguardo di una donna si scorge attraverso lo specchietto retrovisore di un'auto. L'ordinario e lo straordinario appaiono amplificati e insoliti.
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